
“Il mare non bagna Napoli” Foto di Daniela Petrecca
Tutti i diritti riservati © Luogo : Museo Madre
«Ce sta ’o sole… ’o sole!» canticchiò, quasi sulla soglia del basso, la voce di don Peppino Quaglia. «Lascia fa’ a Dio» rispose dall’interno, umile e vagamente allegra, quella di sua moglie Rosa, che gemeva a letto con i dolori artritici, complicati da una malattia di cuore, e soggiunse, rivolta a sua cognata che si trovava nel gabinetto: «Sapete che faccio, Nunziata? Più tardi mi alzo e levo i panni dall’acqua».
«Fate come volete, per me è una vera pazzia,» disse dal bugigattolo la voce asciutta e triste di Nunziata «con i dolori che tenete, un giorno di letto in più non vi farebbe male!». Un silenzio. «Dobbiamo mettere dell’altro veleno, mi sono trovato uno scarrafone nella manica, stamattina».Dal lettino in fondo alla stanza, una vera grotta, con la volta bassa di ragnatele penzolanti, si levò, fragile e tranquilla, la voce di Eugenia: «Mammà, oggi mi metto gli occhiali».
Incipit tratto da: “Il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese
